Dal chiostro all'aula magna: le scuole monastiche e la nascita delle università
Bologna si fregia del titolo di Alma Mater Studiorum e fa risalire la propria università al 1088: nessun altro ateneo europeo può vantare una tradizione così antica. Eppure quella data non segna un inizio assoluto, bensì il punto d'arrivo di una storia lunga mezzo millennio, cominciata nei chiostri benedettini dell'Italia meridionale. Fu nei monasteri che l'Europa altomedievale imparò a leggere, a copiare e a conservare i libri; furono le scuole delle cattedrali a portare quel sapere nelle città; e furono infine maestri e studenti, organizzati in corporazioni, a inventare l'istituzione che ancora oggi chiamiamo università.
Benedetto da Norcia e la scuola del chiostro
Nel sesto secolo Benedetto da Norcia scrisse per la sua comunità di Montecassino una regola che riservava alla lettura un posto sorprendente. Ogni giorno i monaci dovevano dedicare alcune ore alla lectio divina, la lettura lenta e meditata della Scrittura, e all'inizio della Quaresima ciascuno riceveva dalla biblioteca un libro da leggere per intero. Una simile disciplina presupponeva che tutti i fratelli sapessero leggere, cosa tutt'altro che ovvia nell'alto medioevo. I bambini offerti al monastero come oblati imparavano perciò le lettere, il canto e la grammatica latina, e quasi ogni abbazia benedettina di qualche importanza finì per tenere una scuola. Ciò che era nato da una necessità pratica divenne un programma spirituale: nel chiostro, imparare a leggere e imparare a pregare erano un unico tirocinio.
Vivarium e la salvezza dei libri antichi
Prima della stampa ogni copia di un testo andava eseguita a mano, e la pergamena si consuma. I monasteri mantennero perciò gli scriptoria, laboratori di scrittura dove i monaci copiavano bibbie e libri liturgici, ma anche grammatiche, cronache e classici latini. Già nel sesto secolo Cassiodoro, uomo di Stato romano ritiratosi dalla vita pubblica, aveva fondato in Calabria il monastero di Vivarium proprio per organizzare questo lavoro, e il suo manuale delle discipline sacre e profane orientò l'istruzione monastica per secoli. Una parte notevolissima della letteratura antica che possiamo ancora leggere è sopravvissuta soltanto perché fu ricopiata in case come Montecassino, Bobbio, Fulda, Reichenau e San Gallo. La biblioteca monastica fu la memoria dell'Europa, e la scuola accanto ad essa formava i custodi di quella memoria.
Dalla riforma carolingia alle scuole delle cattedrali
Il primo grande intervento politico a favore dell'istruzione porta il nome di Carlo Magno. Nel 789 l'Admonitio generalis ordinò di istituire scuole in cui i fanciulli apprendessero i salmi, la notazione musicale, il canto, il computo del calendario e la grammatica. A guidare la riforma fu chiamato Alcuino di York, che diresse la scuola palatina di Aquisgrana e poi, come abate di San Martino a Tours, fece di quel monastero un centro di produzione libraria. Gli scribi carolingi elaborarono la minuscola carolina, l'antenata delle nostre lettere minuscole. Dalla fine del decimo secolo, però, il baricentro si spostò verso le città in crescita: le scuole delle cattedrali, guidate da un magister sotto l'autorità del vescovo, attiravano i giovani chierici ambiziosi più delle abbazie rurali. A Reims insegnò Gerberto di Aurillac, divenuto papa nel 999 col nome di Silvestro II; a Chartres il vescovo Fulberto diede alla scuola fama europea; e nel 1179 il terzo concilio Lateranense impose a ogni cattedrale di mantenere un maestro che insegnasse gratuitamente agli scolari poveri.
Le sette arti liberali
In tutte queste scuole si studiava secondo un programma ereditato dalla tarda antichità: le sette arti liberali. Il trivio comprendeva grammatica, retorica e dialettica, le arti della parola e dell'argomentazione; il quadrivio riuniva aritmetica, geometria, musica e astronomia, le arti del numero e della misura. I manuali di autori tardoantichi come Boezio, Cassiodoro e Marziano Capella trasmisero questo schema all'intero medioevo. Le arti non erano mai fine a se stesse: preparavano la mente allo studio della Scrittura e della teologia, considerata la regina delle scienze. Lo schema si rivelò di straordinaria durata, perché nelle università la facoltà delle arti rimase la porta d'ingresso obbligata prima di accedere a teologia, diritto o medicina, e ne restano tracce persino nei moderni studi umanistici.
Bologna e la riscoperta del diritto
La svolta italiana venne dal diritto. Tra la fine dell'undicesimo e l'inizio del dodicesimo secolo la riscoperta del Corpus iuris civilis di Giustiniano fece di Bologna la capitale europea degli studi giuridici: Irnerio e i glossatori commentarono i testi romani riga per riga, e studenti da tutta Europa scesero in città per ascoltarli. Furono proprio gli studenti, in gran parte adulti e benestanti, a organizzarsi in corporazioni, le universitates, che assumevano i professori e ne contrattavano compensi e obblighi: un'università, in origine, non era un luogo ma un'associazione di persone. Il termine studium generale indicava invece la scuola aperta a studenti di ogni provenienza, i cui gradi accademici valevano in tutta la cristianità. La data simbolica del 1088, adottata come anno di fondazione, fa di Bologna la decana delle università europee.
Salerno, Padova, Napoli: le vie italiane al sapere
L'Italia conobbe anche altri percorsi. A Salerno fiorì fra l'undicesimo e il dodicesimo secolo la celebre scuola medica, punto d'incontro fra tradizione latina, greca e araba, considerata la più antica istituzione medica dell'Europa medievale. Padova nacque nel 1222 da una migrazione di maestri e studenti provenienti da Bologna, secondo un meccanismo tipico dell'epoca: quando i rapporti con la città ospitante si guastavano, la corporazione se ne andava altrove, portando con sé l'intera scuola. Napoli, fondata nel 1224 dall'imperatore Federico II, rappresenta invece un caso precocissimo di università voluta direttamente da un sovrano per formare i funzionari del regno. E il legame col mondo monastico non si spezzò mai del tutto: Tommaso d'Aquino, il più grande maestro del tredicesimo secolo, era stato da bambino oblato proprio a Montecassino prima di studiare a Napoli e insegnare a Parigi.
L'università come corporazione europea
Ciò che accadde in Italia trovò presto eco oltralpe. A Parigi, nel primo dodicesimo secolo, Pietro Abelardo aveva già trasformato la scuola in un'arena della ragione: il suo Sic et Non accostava autorità contrastanti dei Padri della Chiesa e chiedeva agli studenti di scioglierne le contraddizioni con l'argomentazione, aprendo la strada alla scolastica. Qui furono i maestri, non gli studenti, a costituirsi in corporazione, ottenendo privilegi reali da Filippo Augusto intorno al 1200 e statuti approvati dall'autorità pontificia nel 1215. Oxford crebbe rapidamente alla fine del dodicesimo secolo, e nel 1209 una migrazione di studiosi diede origine a Cambridge. Ovunque i gradi accademici, baccelliere, maestro e dottore, ricalcavano la scala delle corporazioni artigiane, dall'apprendista al maestro di bottega. Gli studenti si raggruppavano per nationes secondo la terra d'origine, mentre i collegi offrivano vitto, alloggio e disciplina ai più poveri. Gli ordini mendicanti, domenicani e francescani, entrarono presto nelle nuove istituzioni e ne fecero il centro della vita intellettuale del continente. Il chiostro aveva creato la scuola, la cattedrale l'aveva portata in città, e la città ne aveva fatto l'università: un'invenzione medievale che non ha mai smesso di funzionare.
Sulla mappa
Molti luoghi di questa storia si possono ancora visitare: Montecassino sulla sua altura fra Roma e Napoli, Bobbio fondata dal monaco irlandese Colombano, la biblioteca abbaziale di San Gallo con i suoi manoscritti medievali. Aprite la mappa interattiva per individuare questi monasteri e centinaia di altre abbazie e case religiose storiche, costruire il vostro itinerario attraverso i paesaggi del sapere medievale e vedere con i vostri occhi dove l'Europa andò a scuola per la prima volta.