Thiksey, il piccolo Potala del Ladakh: ritratto di un monastero sospeso
Lungo la strada che risale la valle dell'Indo partendo da Leh, a un certo punto il viaggiatore se lo trova davanti: un'intera collina rivestita di edifici imbiancati a calce, che salgono terrazza dopo terrazza fino a una corona di templi rosso scuro. È il monastero di Thiksey, un gompa della scuola gelugpa del buddhismo tibetano, arroccato sopra l'omonimo villaggio del Ladakh, nell'India settentrionale, a circa 3.600 metri di quota. I suoi dodici piani di cappelle, celle monastiche, stupa e cortili si arrampicano sulla roccia in un modo che richiama così fortemente il palazzo del Potala di Lhasa da esserne diventato il soprannome ufficiale. Eppure Thiksey è molto più di un'eco fotogenica del Tibet: è uno dei monasteri più grandi e vitali del Ladakh centrale, un luogo dove ogni mattina le trombe rituali risuonano ancora sopra la valle.
Una cittadella dello spirito sopra l'Indo
Thiksey sorge su uno sperone roccioso sul lato settentrionale della valle dell'Indo, a circa 19 chilometri a sud-est di Leh, l'antica capitale reale del Ladakh. Il sito fu scelto con l'istinto di un costruttore di fortezze: un'altura dominante, visibile da lontano lungo la valle e facile da difendere nei tempi difficili. Dalle terrazze sul tetto lo sguardo spazia su campi d'orzo, boschetti di pioppi e chörten sparsi, fino alle cime innevate della catena di Stok sull'altra riva del fiume. L'architettura segue il classico principio tibetano della santità ascendente: i pendii più bassi ospitano le costruzioni più umili, tra cui le abitazioni dei monaci, mentre gli edifici crescono di importanza rituale via via che si sale, fino ai templi ocra e cremisi della sommità, che custodiscono le immagini più sacre. Visto dal basso, questo digradare di muri bianchi coronati di rosso produce la celebre sagoma da Potala che i fotografi attendono nella luce radente del mattino, quando l'intero complesso si accende contro la montagna spoglia.
Le origini: la riforma gelugpa arriva in Ladakh
La storia di Thiksey è legata a doppio filo all'ascesa della scuola gelugpa, detta dei Berretti gialli, il movimento di riforma fondato dal grande erudito Je Tsongkhapa a cavallo del Quattrocento. La tradizione vuole che il suo insegnamento sia giunto in Ladakh attraverso i discepoli, e che la linea da cui nacque Thiksey cominci con Sherab Zangpo, autore di una prima fondazione gelugpa nella zona. Suo nipote e successore, Palden Sherab, è considerato il vero fondatore del monastero sulla collina attuale, edificato nella prima metà del Quattrocento. Una leggenda locale narra che alcuni corvi portarono via delle offerte rituali e le deposero, intatte e perfettamente disposte, proprio sull'altura dove oggi sorge il gompa: i fondatori vi lessero un comando celeste che indicava il luogo prescelto. Comunque si voglia giudicare la leggenda, da allora il monastero è rimasto ininterrottamente una roccaforte gelugpa, e i suoi abati figurano tra i più alti dignitari religiosi del Ladakh.
Il tempio di Maitreya e il suo colosso dal sorriso quieto
L'immagine che la maggior parte dei visitatori porta via da Thiksey è il volto di Maitreya, il Buddha del futuro, che veglia nel santuario più celebre del monastero. Il tempio di Maitreya fu realizzato in occasione della visita del quattordicesimo Dalai Lama nel 1970, e la statua che custodisce impegnò per anni gli artisti locali. Innalzandosi per due piani dell'edificio fino a circa quindici metri di altezza, è tra le più grandi figure di Buddha del Ladakh. Maitreya vi appare incoronato e adorno come un bodhisattva, seduto non nella consueta postura di meditazione ma in un atteggiamento che esprime la sua prontezza a scendere nel mondo. La figura fu modellata in argilla su un'armatura portante, poi dorata e ravvivata con brillanti pigmenti minerali. Si entra nel tempio all'altezza delle gambe della statua, per poi salire a una galleria superiore che mette il visitatore faccia a faccia con il volto dolcemente sorridente: è l'istante in cui la mole dell'opera diventa, d'improvviso, sorprendentemente intima.
Cappelle, affreschi e tesori del gompa
Oltre il santuario di Maitreya, Thiksey si dispiega in un labirinto di cortili, scalinate e cappelle in penombra, rischiarate dalle lampade a burro. La grande sala delle assemblee, il dukhang, è il cuore rituale del complesso: le pareti portano pitture antiche e sugli scaffali si accatastano i volumi del canone buddhista avvolti in stoffe. Un tempio a parte è dedicato a Tara, la bodhisattva della compassione, e conserva una serie di ventuno immagini che ne raffigurano le molteplici forme. Più in alto, il gonkhang, la cappella delle divinità protettrici irate, custodisce effigi terrifiche tenute in parte velate, insieme ad armi antiche appese come offerte votive: memorie di un'epoca in cui i monasteri erano anche rifugi in tempo di guerra. Ovunque, le pitture murali raccontano la ruota della vita, i re guardiani e la cosmologia buddhista, mentre thangka, strumenti rituali e pregevoli lavori in metallo testimoniano secoli di mecenatismo della nobiltà ladakha e dei villaggi devoti.
Preghiere all'alba e vita monastica
Thiksey non è un museo. Il monastero ospita una numerosa comunità di monaci gelugpa, dal piccolo novizio con la tonaca troppo larga all'anziano studioso, e il suo ritmo quotidiano segue ancora il calendario liturgico. La giornata comincia prima del sorgere del sole, quando i monaci salgono sul tetto e fanno risuonare lunghe trombe e conchiglie sopra la valle, chiamando la comunità alla preghiera del mattino. Chi parte abbastanza presto da Leh può sedersi in silenzio in fondo alla sala delle assemblee mentre la salmodia cresce, il tè al burro scende da enormi teiere e i novizi più giovani si agitano tra una litania e l'altra. Nell'orbita del monastero vive anche una comunità di monache, parte di un più ampio impegno del Ladakh per migliorare l'istruzione e le condizioni delle monache buddhiste, e funziona una scuola per i bambini dei dintorni. Campi e villaggi della valle sono legati al gompa da secoli, in uno scambio di grano, lavoro e benedizioni che ancora oggi tiene uniti monaci e laici.
Il festival di Gustor: danze in maschera sul tetto del mondo
Una volta all'anno, di solito in ottobre o novembre secondo il calendario lunare tibetano, Thiksey esplode di colori per il festival di Gustor. Per due giorni il cortile del monastero diventa il palcoscenico del cham, le sacre danze in maschera del buddhismo tibetano: monaci in vesti di broccato e maschere imponenti incarnano divinità protettrici, signori scheletrici e figure della storia buddhista. Non si tratta di folclore ma di atti rituali, intesi a soggiogare le forze negative e a purificare la comunità per l'anno a venire; il festival culmina nella distruzione cerimoniale di un'effigie sacrificale, simbolo del recidere l'ego e il male. Da tutta la valle dell'Indo accorrono famiglie vestite a festa, e le terrazze intorno al cortile si riempiono di pellegrini, merende e del frastuono di trombe e cembali. Per il viaggiatore, il Gustor è un'occasione rara di osservare la vita religiosa ladakha alla massima intensità.
Consigli per la visita
Pochi grandi monasteri del Ladakh sono comodi da raggiungere quanto Thiksey, adagiato proprio accanto alla strada principale che risale la valle dell'Indo; la visita si abbina in modo naturale a quelle dei vicini gompa di Shey e di Hemis. Il complesso è aperto ai visitatori rispettosi, con un piccolo contributo d'ingresso destinato alla manutenzione; abiti sobri, voce bassa e il permesso chiesto prima di fotografare le persone sono le cortesie essenziali. Anche la quota merita rispetto: a circa 3.600 metri, le scalinate del monastero tolgono in fretta il fiato a chi è appena arrivato, perciò conviene concedersi qualche giorno di acclimatazione a Leh. Il primo mattino resta il momento più gratificante, per la luce sui muri bianchi e per la possibilità di assistere alle preghiere. Ai piedi della collina, una piccola foresteria con ristorante gestita dal monastero permette di trattenersi quando le comitive giornaliere se ne sono andate.
Sulla mappa
Thiksey è uno dei gioielli di uno dei paesaggi monastici più fitti della Terra: l'alta valle dell'Indo, dove un gompa corona un'altura ogni pochi chilometri, da Lamayuru a Hemis. Per vedere come Thiksey si colloca tra i suoi vicini, tracciare il vostro itinerario lungo la valle e scoprire le case gelugpa, drukpa e sakya del Ladakh e di terre ben più lontane, aprite la mappa interattiva. Lì potrete filtrare i monasteri per tradizione e regione, seguire la diffusione del buddhismo tibetano attraverso l'Himalaya e preparare il viaggio che vi porterà, all'alba, sui tetti di Thiksey.