La Sacra di San Michele, l'abbazia sulla vetta del monte Pirchiriano
Basta lasciare Torino verso ovest, in direzione del confine francese, per vederla comparire all'orizzonte: una mole di pietra grigia che sembra sorgere direttamente da una cima rocciosa. La Sacra di San Michele fu fondata negli ultimi decenni del decimo secolo sul monte Pirchiriano, nel punto esatto in cui la Valle di Susa si apre sulla pianura padana. A 962 metri di quota, l'abbazia domina uno dei grandi corridoi dell'Europa medievale, la strada percorsa da pellegrini, mercanti ed eserciti in cammino tra l'Italia e la Francia. Pochi edifici al mondo fondono architettura e montagna in modo così totale.
Un monte a guardia della valle
Il Pirchiriano non è una vetta imponente per gli standard alpini, ma la sua posizione è straordinaria. Insieme alle alture che gli stanno di fronte forma una porta naturale all'imbocco della Valle di Susa, la via che conduce ai valichi del Moncenisio e del Monginevro. Chi teneva quella rupe controllava il passaggio tra la pianura del Po e le terre oltre le Alpi. Lo avevano capito i Romani, e lo capirono i Longobardi, che nell'ottavo secolo fortificarono la strettoia della valle, le Chiuse, contro i Franchi. Quando la vita monastica giunse sulla vetta, ereditò dunque un luogo già carico di valore strategico e simbolico. La dedica all'arcangelo Michele, il condottiero delle milizie celesti che tutta l'Europa associava ai luoghi alti, qui era quasi inevitabile: un custode del cielo a vegliare su una porta della terra.
L'eremita, il penitente e i monaci
Le origini della Sacra vengono collocate di norma tra il 983 e il 987, negli anni in cui la grande riforma monastica attraversava l'Europa intera. La tradizione lega il luogo a due figure. La prima è san Giovanni Vincenzo, un vescovo che si era ritirato da eremita tra queste montagne: la leggenda narra che avesse iniziato a costruire una cappella su un'altura vicina, ma che gli angeli trasportassero ogni notte i materiali sulla cima del Pirchiriano, indicando così il vero sito del santuario. La seconda figura è pienamente storica: Ugo di Montboissier, nobile dell'Alvernia, finanziò la costruzione di un monastero sul monte come opera di penitenza, secondo la tradizione su consiglio del papa. Sulla vetta si stabilirono i monaci benedettini e, nel giro di poche generazioni, la comunità passò da santuario isolato ad abbazia tra le più influenti della regione, con priorati e possedimenti in Italia e oltralpe.
Quando la pietra prolunga la roccia
Ciò che colpisce per primo il visitatore è il modo in cui i costruttori trattarono la montagna stessa come parte dell'edificio. Sulla vetta non esisteva terreno pianeggiante, così i maestri medievali innalzarono enormi piloni di fondazione lungo i fianchi della rupe, prolungando letteralmente la cima verso l'alto finché non fu in grado di reggere una chiesa. Il pavimento della chiesa si trova al livello del punto più alto del monte, e la punta del Pirchiriano affiora addirittura all'interno dell'edificio, dove la roccia nuda emerge dal suolo. Per salire alla chiesa si percorre lo Scalone dei Morti, una rampa ripida scavata tra roccia e muratura, così chiamato per le sepolture dei monaci un tempo visibili nelle sue nicchie. In cima allo scalone si apre la Porta dello Zodiaco, un portale scolpito con i segni zodiacali e le costellazioni, firmato nel dodicesimo secolo dallo scultore Nicholaus, uno dei pochi maestri romanici di cui ci sia giunto il nome. La chiesa soprastante intreccia forme romaniche e gotiche, testimonianza di un cantiere durato secoli.
Sulla linea di san Michele
La Sacra non visse mai isolata. La strada della Valle di Susa era una delle grandi direttrici lungo le quali i pellegrini provenienti dalla Francia scendevano verso Roma, uno dei percorsi che oggi riuniamo sotto il nome di Via Francigena. Un'abbazia dedicata a san Michele, sospesa sopra quel cammino, divenne per forza di cose una tappa per i viandanti in cerca di riparo e protezione prima o dopo la traversata delle Alpi. Ma c'è una geografia ancora più ampia. La Sacra è uno dei grandi santuari micaelici d'Europa, e un'antica osservazione vuole che sorga su una linea sorprendentemente retta che unisce Mont-Saint-Michel, in Normandia, al santuario rupestre di Monte Sant'Angelo, sul Gargano. Prolungata, questa cosiddetta linea di san Michele collegherebbe santuari dall'Irlanda fino alla Terra Santa. Comunque si giudichi l'allineamento, esso racconta una realtà medievale concreta: il culto dell'arcangelo legava santuari di montagna lontanissimi in un unico paesaggio spirituale, e la Sacra ne occupava quasi il centro.
Declino, soppressione e rinascita
Come tante grandi abbazie, anche la Sacra sopravvisse alla propria età dell'oro. Dal tardo Medioevo la comunità finì sotto il regime della commenda: abati esterni riscuotevano le rendite del monastero senza condividerne la vita, e il numero dei monaci continuò a calare. Nel 1622 papa Gregorio XV soppresse ufficialmente l'antica comunità benedettina, e per due secoli gli edifici sulla vetta rimasero pressoché abbandonati, esposti alle intemperie e a una rovina lenta. La rinascita arrivò nel 1836, quando il re Carlo Alberto di Sardegna affidò il santuario al giovane ordine dei Rosminiani, fondato dal filosofo e sacerdote Antonio Rosmini. I padri rosminiani ne sono i custodi ancora oggi. Nello stesso periodo l'abbazia assunse anche un ruolo dinastico: nella chiesa furono traslate le spoglie di membri di Casa Savoia, e il santuario di montagna entrò così nella storia della famiglia che di lì a poco avrebbe regnato sull'Italia unita.
Leggende, letteratura e la prova del fuoco
Un edificio tanto scenografico attira inevitabilmente i racconti. Il più celebre è quello della Bell'Alda, una fanciulla della valle che, secondo la leggenda, si gettò dalla torre più alta dell'abbazia per sfuggire a dei soldati e fu salvata dagli angeli; quando però, per vanità, volle ripetere il salto per dimostrare il miracolo, precipitò e morì. La torre che porta il suo nome si affaccia ancora sul vuoto. In epoca moderna la Sacra ha conosciuto una fama di altro genere: Umberto Eco, che conosceva bene il monumento, se ne sarebbe ampiamente ispirato, secondo un'opinione diffusa, per l'abbazia di montagna del suo romanzo Il nome della rosa. Nel 1994 la Regione ha proclamato la Sacra monumento simbolo del Piemonte, riconoscimento ufficiale di un legame che la gente del posto sentiva da sempre. Il santuario ha attraversato anche una prova recente: nel gennaio 2018 un incendio divampò sulla vetta e distrusse le coperture di una parte del complesso; la chiesa e i suoi tesori furono risparmiati, e seguì il restauro.
Visitare la Sacra oggi
La Sacra resta una casa religiosa viva, oltre che uno dei monumenti più visitati del Piemonte. La maggior parte dei viaggiatori arriva in auto da Avigliana, lascia il mezzo poco sotto il complesso e percorre a piedi l'ultimo tratto; l'avvicinamento più bello, però, è l'antica mulattiera che sale dal paese di Sant'Ambrogio di Torino, ai piedi del monte: un'ascesa costante di circa un'ora e mezza nel bosco, sulle orme di innumerevoli pellegrini medievali. In cima la ricompensa è doppia: l'architettura stessa, dallo Scalone dei Morti alla chiesa attraversata dalla roccia, e un panorama che spazia dalle nevi delle Alpi fino a Torino che brilla nella pianura, lungo tutta la Valle di Susa. Venite in un limpido mattino d'autunno, quando la nebbia riempie il fondovalle: l'abbazia sembrerà galleggiare su un mare di nuvole.
Sulla mappa
La Sacra di San Michele è solo una tappa in un paesaggio molto più vasto di monasteri, abbazie e santuari di montagna che potete esplorare sulla nostra map interattiva. Ingrandite la Valle di Susa per vedere come l'abbazia domina l'antica via dei pellegrini, poi seguite la linea di san Michele verso nord fino alla Normandia o verso sud fino al Gargano. Dietro ogni segnaposto c'è una storia come questa.