Mafra: il colossale palazzo-convento nato da un voto reale
Nel 1711 il re Giovanni V del Portogallo fece un voto: se il suo matrimonio con Maria Anna d'Austria fosse stato benedetto da figli, avrebbe fatto costruire un convento per i frati francescani. La nascita dell'infanta Maria Bárbara, nello stesso anno, mise in moto la promessa, e nel 1717 fu posata la prima pietra su una collina battuta dal vento a nord-ovest di Lisbona, a poca distanza dall'Atlantico. Quella che sulla carta doveva essere una modesta casa per tredici religiosi crebbe, decennio dopo decennio, fino a diventare uno dei cantieri più smisurati della storia europea: un palazzo, una basilica e un convento fusi in un'unica mole di calcare e marmo, la cui facciata principale si allunga per oltre duecento metri.
Il voto di un re, pagato con l'oro del Brasile
Se la pia promessa si trasformò in un monumento di simili proporzioni, fu una questione di tempismo. Alla fine del Seicento era stato scoperto l'oro nella colonia portoghese del Brasile, e negli anni Dieci del Settecento il quinto reale — la quota della Corona sulle ricchezze minerarie coloniali — affluiva a Lisbona in quantità che nessun monarca portoghese aveva mai avuto a disposizione. Giovanni V, che ammirava la corte pontificia di Roma e gareggiava in fasto con i sovrani assolutisti del suo tempo, si trovò all'improvviso con i mezzi per costruire alla misura delle proprie ambizioni. I progetti del piccolo convento furono rivisti più e più volte man mano che l'oro arrivava, finché il complesso non fu concepito per ospitare centinaia di frati e, nello stesso edificio, una reggia completa. I contemporanei brontolavano che l'oro brasiliano veniva trasformato in pietra su una collina brulla; il re, invece, vedeva in Mafra la prova che il Portogallo apparteneva alle grandi potenze dell'Europa cattolica.
Un architetto tedesco formato a Roma
L'uomo a cui Giovanni V affidò il progetto era Johann Friedrich Ludwig, un orefice tedesco diventato architetto a Roma e noto in Portogallo come João Frederico Ludovice. La sua formazione romana traspare ovunque a Mafra: nella cupola della basilica, nel rigore classico delle facciate, nell'impianto complessivo che richiama la grande architettura religiosa italiana molto più di qualsiasi tradizione locale. Per realizzare i suoi disegni furono mobilitati muratori, scalpellini, carpentieri e artigiani da tutto il paese, reclutati e talvolta precettati. Al culmine dei lavori la manodopera si contava, secondo le stime correnti, in decine di migliaia di uomini; accanto al cantiere sorse un vero accampamento per alloggiarli, il cui approvvigionamento divenne un affare di Stato. La basilica fu consacrata il 22 ottobre 1730, giorno del compleanno del re, con festeggiamenti che durarono giorni interi — anche se i lavori sul complesso proseguirono ancora a lungo.
La basilica tra due carillon
Al centro dell'interminabile facciata, incorniciata dai padiglioni angolari del palazzo, si erge la basilica con le sue due torri campanarie. Quelle torri custodiscono una delle vere meraviglie di Mafra: due carillon fusi nelle antiche Fiandre, ad Anversa e a Liegi, che insieme figurano tra i più grandi e importanti carillon storici del mondo. Un aneddoto molto ripetuto vuole che il re, avvertito del prezzo esorbitante delle campane, abbia risposto raddoppiando l'ordine — la leggenda sarà pure stata levigata dal tempo, ma coglie lo spirito dell'impresa. All'interno, la chiesa è rivestita di marmi portoghesi nei toni del rosa, del grigio e del bianco, e ornata da uno straordinario insieme di statue barocche italiane in marmo di Carrara, spesso descritto come la più importante raccolta del genere fuori d'Italia. All'inizio dell'Ottocento si aggiunse un'altra rarità: sei organi, concepiti come un insieme unitario e disposti in modo da poter suonare insieme, cosa che accade ancora oggi in occasione dei concerti.
La biblioteca custodita dai pipistrelli
Chiedete a un visitatore qualsiasi che cosa ricorda di Mafra: la risposta è quasi sempre la biblioteca. Distesa lungo il piano superiore dell'ala conventuale, questa sala in stile rococò è una delle biblioteche monastiche più lunghe d'Europa: una galleria luminosa con volta a botte, lunga più di ottanta metri, pavimentata in marmi a motivi geometrici e rivestita di scaffalature chiare e intagliate. I suoi scaffali conservano circa trentaseimila volumi rilegati in cuoio — stampe antiche, opere di teologia e di diritto, resoconti di viaggio e trattati scientifici raccolti a partire dal Cinquecento. Ma gli abitanti più celebri della biblioteca non sono i libri: sono i pipistrelli. Piccole colonie nidificano nell'edificio ed escono di notte a cacciare gli insetti che altrimenti roderebbero carta e rilegature — una disinfestazione naturale che i bibliotecari tollerano, e ormai rivendicano con un certo orgoglio, da generazioni.
I frati dietro la facciata
Nonostante tutta la sua alterigia palaziale, Mafra nacque come casa religiosa, e i francescani della provincia di Arrábida presero possesso dei quartieri conventuali. Il loro mondo era volutamente austero rispetto agli appartamenti reali: celle spoglie, un refettorio, un'infermeria disposta in modo che i frati malati potessero seguire la messa dal letto, e poi farmacia, cucine e laboratori. Il contrasto è una delle esperienze più istruttive della visita — passare dalle sale dorate ai corridoi imbiancati a calce, costruiti per uomini che avevano fatto voto di povertà. Il convento divenne anche un centro di formazione artistica: per decorare la basilica la Corona mantenne a Mafra una scuola di scultura diretta dall'italiano Alessandro Giusti, dove un'intera generazione di scultori portoghesi imparò il mestiere, tra cui Joaquim Machado de Castro, destinato a diventare il più celebre scultore del suo paese.
Cacce reali e l'ultima notte della monarchia
Il palazzo non fu mai una residenza stabile. La corte veniva a Mafra soprattutto per le grandi feste religiose e per cacciare nella Tapada, l'immenso parco venatorio annesso al complesso, popolato di cervi e cinghiali e chiuso da un muro che corre per chilometri tra colline di sughere e pini. Durante le invasioni napoleoniche il complesso fu occupato e privato di parte dei suoi arredi; più tardi una porzione dell'edificio passò all'esercito, che ne occupa un'ala ancora oggi. Il momento reale più toccante arrivò alla fine della monarchia: quando nell'ottobre del 1910 scoppiò a Lisbona la rivoluzione repubblicana, il giovane re Manuel II trascorse la sua ultima notte in terra portoghese proprio a Mafra, prima di raggiungere il vicino porto di pescatori di Ericeira e imbarcarsi per l'esilio. Il palazzo con cui la dinastia aveva proclamato la propria gloria fu l'ultimo tetto sotto il quale essa dormì.
Da Saramago all'UNESCO
Nel 1982 José Saramago, futuro premio Nobel per la letteratura, pubblicò Memorial do Convento, uscito in italiano con il titolo Memoriale del convento. Il romanzo racconta la costruzione di Mafra dal punto di vista degli operai che ne issarono le pietre, non del re che le pagò, e ha fissato il palazzo-convento nell'immaginario portoghese moderno come monumento insieme di splendore e di costo umano: resta il compagno di lettura ideale per una visita. Il riconoscimento internazionale è arrivato nel 2019, quando l'UNESCO ha iscritto l'edificio reale di Mafra — palazzo, basilica, convento, giardino della Cerca e parco di caccia della Tapada — nella lista del patrimonio mondiale, come testimonianza eccezionale dell'arte barocca e dell'ambizione regale. Oggi il complesso ospita concerti sugli organi e sui carillon storici, e i suoi lunghi corridoi assorbono le folle con la stessa facilità con cui un tempo assorbivano cortigiani e frati.
Sulla mappa
Mafra si trova a breve distanza da Lisbona, da Sintra e dalla costa atlantica, ed è quindi un punto di partenza perfetto per una giornata di esplorazione monastica — magari in combinazione con le grandi abbazie di Alcobaça e Batalha, più a nord. Potete trovare il palazzo-convento, insieme a centinaia di altri monasteri e case religiose del Portogallo e di tutta Europa, sulla nostra mappa interattiva. Fate zoom sulle colline a nord-ovest di Lisbona e costruite da soli il vostro itinerario.