L'abbazia di Cîteaux: dove nel 1098 nacque l'ordine cistercense
Il 21 marzo 1098, festa di san Benedetto, l'abate Roberto di Molesme e una ventina di monaci si stabilirono in un angolo umido e boscoso della pianura borgognona, a sud di Digione. Chiamarono la loro fondazione con il nome più umile possibile: Novum Monasterium, il Nuovo Monastero. Da quella radura malsana sarebbe nata Cîteaux – in latino Cistercium – casa madre dell'ordine cistercense, uno dei movimenti religiosi più influenti che l'Europa medievale abbia conosciuto. Distrutta dalla Rivoluzione francese, l'abbazia è tornata a essere un monastero vivo: dal 1898 vi risiede di nuovo una comunità di monaci, erede diretta di oltre nove secoli di storia.
Una riforma nata dal disagio
Alle origini di Cîteaux c'è un'insoddisfazione. Roberto aveva fondato l'abbazia di Molesme nel 1075, ma la sua crescente prosperità gli sembrava tradire lo spirito della regola di san Benedetto: troppe donazioni, troppe comodità, troppa distanza dalla povertà evangelica. Roberto apparteneva a quella corrente di riformatori dell'XI secolo che sognava un monachesimo riportato all'essenziale – silenzio, lavoro manuale, austerità. Con il consenso del legato pontificio, nella primavera del 1098 lasciò Molesme insieme a un gruppo di confratelli decisi a ricominciare da zero, nel deserto.
Il deserto, in Borgogna, era una palude. Il terreno, ceduto con l'appoggio di signori locali tra cui il duca di Borgogna, era fradicio, coperto di vegetazione e privo di valore: esattamente ciò che i riformatori cercavano. Una spiegazione tradizionale fa derivare il nome Cîteaux da un'antica parola per i giunchi o le canne di palude che vi crescevano; vera o no, l'etimologia fotografa bene il carattere del luogo.
I tre abati fondatori
Roberto rimase poco. I monaci di Molesme reclamarono a Roma il loro abate e già nel 1099 l'autorità pontificia lo rimandò indietro. Toccò ad Alberico, secondo abate, dare solidità giuridica alla giovane comunità: ottenne da papa Pasquale II un privilegio di protezione che la poneva direttamente sotto Roma. Alla sua epoca la tradizione fa risalire anche l'adozione dell'abito di lana grezza, non tinta, che valse ai cistercensi il soprannome di monaci bianchi, in contrasto visibile con il nero cluniacense.
Morto Alberico nel 1108, divenne abate l'inglese Stefano Harding, figura decisiva dell'intera vicenda. I suoi primi anni furono però durissimi: poche vocazioni, malattie, una comunità che sembrava destinata a spegnersi in silenzio nella sua palude. I cronisti cistercensi posteriori lessero quel periodo come la prova che autenticò la fondazione.
Bernardo di Chiaravalle, il motore dell'espansione
Tutto cambiò intorno al 1112 o 1113, quando un giovane nobile borgognone di nome Bernardo bussò alla porta portando con sé una trentina di parenti e amici. Fu la svolta. Nel giro di pochi anni Cîteaux cominciò a fondare: La Ferté nel 1113, Pontigny nel 1114, Clairvaux e Morimond nel 1115. Queste quattro abbazie, dette le prime quattro figlie, divennero a loro volta madri di intere famiglie di monasteri, le filiazioni. Bernardo, nominato giovanissimo abate di Clairvaux – Chiaravalle, nella forma italiana che tanti monasteri della penisola avrebbero ripreso –, si impose nei decenni successivi come l'uomo di Chiesa più influente della cristianità latina: predicatore, consigliere di papi, polemista temuto. Alla sua morte, nel 1153, le abbazie cistercensi si contavano ormai a centinaia, dal Portogallo alla Scandinavia, dall'Irlanda alle frontiere orientali dell'Europa cristiana. L'Italia stessa ne accolse presto parecchie, e il nome di Chiaravalle risuona ancora da Milano alle Marche.
Stefano Harding e la Carta Caritatis
Un'espansione così rapida rischiava di dissolversi nel caos. La risposta di Stefano Harding fu un documento di autentico genio istituzionale: la Carta Caritatis, la Carta della carità, confermata da papa Callisto II nel 1119. Dove il sistema cluniacense sottometteva ogni priorato all'abate di Cluny, la Carta legava le case cistercensi – come dice il nome – con la carità, non con il tributo. Ogni abbazia restava giuridicamente autonoma, ma nessun abate sfuggiva al controllo: l'abate di ogni casa madre visitava ogni anno le proprie figlie, mentre gli abati delle prime quattro figlie visitavano la stessa Cîteaux. Ogni anno, inoltre, tutti gli abati dell'ordine dovevano recarsi a Cîteaux per il capitolo generale, assemblea legislativa i cui statuti vincolavano tutte le case. Liturgia uniforme, consuetudini uniformi, vigilanza reciproca senza signoria centrale: molti storici vi riconoscono la prima vera costituzione di un ordine religioso internazionale, modello per quasi tutti gli ordini successivi.
Per gli abati delle case più lontane il viaggio annuale verso la Borgogna significava settimane di strada, e col tempo furono concesse dispense ai più remoti. Resta il fatto che per secoli il capitolo generale fece di Cîteaux una sorta di capitale monastica d'Europa, dove circolavano uomini, testi e saperi agricoli.
Architettura della semplicità
La riforma cistercense parlò anche il linguaggio della pietra e della pergamena. Nei primi decenni lo scriptorium di Cîteaux produsse una Bibbia monumentale e una celebre copia dei Moralia in Job di Gregorio Magno, le cui miniature vivaci e spesso argute – monaci che abbattono alberi, mietono, spaccano legna – sono oggi custodite nella biblioteca municipale di Digione. Paradossalmente, la legislazione successiva dell'ordine limitò proprio quel gusto decorativo in nome dell'austerità, rendendo quei volumi testimoni preziosi di una breve stagione creativa. Lo stesso spirito plasmò le chiese: niente torri di prestigio, capitelli spogli, proporzione e luce come unici ornamenti. Niente vetrate istoriate né sculture fantastiche: lo stesso Bernardo polemizzò con celebre veemenza contro i mostri scolpiti nei chiostri, che a suo giudizio distraevano i monaci dalla lettura e dalla preghiera. Quell'estetica della rinuncia divenne uno stile riconoscibile in tutta Europa, da Fossanova e Casamari nel Lazio alle grandi abbazie della penisola iberica.
Lavoro manuale, conversi e vigneti
Rifiutando le rendite signorili consuete – servi, decime, canoni – i cistercensi coltivarono direttamente le loro terre attraverso le grange, aziende agricole affidate in gran parte ai fratelli conversi, religiosi votati al lavoro manuale con un orario semplificato di preghiera. I monaci di Cîteaux bonificarono acquitrini, allevarono bestiame e soprattutto piantarono viti. Il loro vigneto murato del Clos de Vougeot, sulle pendici della Côte de Nuits, è diventato uno dei luoghi leggendari della viticoltura borgognona, e la cura meticolosa con cui l'ordine osservò suoli e parcelle ha lasciato un segno permanente nella cultura del vino di Borgogna.
Distruzione e rinascita
I secoli successivi portarono un lento logoramento: guerre, difficoltà economiche, sensibilità religiose mutate. Nel Settecento l'abbazia si ricostruì in grande stile classico, ma la Rivoluzione francese pose fine a tutto: nel 1791 i monaci furono espulsi, il patrimonio nazionalizzato e venduto, e nei decenni seguenti chiesa e chiostro medievali vennero demoliti per ricavarne materiali. Il ritorno avvenne nel 1898, esattamente ottocento anni dopo la fondazione, quando i cistercensi della stretta osservanza – i trappisti, eredi della riforma seicentesca di La Trappe – riacquistarono la proprietà e vi ristabilirono la vita monastica. Oggi la comunità vive nel comune di Saint-Nicolas-lès-Cîteaux, in Côte-d'Or, e si mantiene anche producendo il celebre formaggio di Cîteaux, cremoso e a crosta lavata. Dell'antico complesso restano frammenti, fra cui un bell'edificio di biblioteca in mattoni databile intorno al 1500; il sito è visitabile in stagione. Il contrasto fra la modestia dei resti e la grandezza di ciò che da qui è partito è, per chi visita, la lezione più eloquente del luogo.
Sulla mappa
Cîteaux è il tronco di un albero i cui rami coprono l'Europa intera, da Clairvaux e Morimond fino alle figlie lontane di Scandinavia, Spagna e Italia. Sulla nostra mappa interattiva potete ripercorrere questa rete: partite dalla casa madre borgognona, filtrate i siti cistercensi e seguite le filiazioni verso l'esterno, magari fino alle Chiaravalle italiane. Pochi gruppi di segnaposto raccontano una storia così coerente.